Da Villa Manihuales a Coyhaique, i fiori

Mi sto abituando a pedalare in questa parte del continente sudamericano, riconosco il paesaggio, il continuo saliscendi della strada, la forza delle acque dei fiumi e le cime bianche innevate; mi sembra di esserci già stato ma sono passati solo una decina di giorni da quando sono partito.

Ma ogni giorno si nota una cosa nuova che poi diventa familiare, il viaggiare in bici aiuta molto in questo. Si costeggia il Rio Manuhuales fiume adatto agli amanti della pesca con la mosca; per arrivare a Coyhaique ci sono due possibilità o proseguire sul ripio della carretera o andare in direzione Port Aysen e dal lì lungo la Valle Simpson raggingere la meta; decido per la seconda.

I fiori di lupino colorano il ciglio della strada quasi a delimitarne l’asfalto; blu, celesti, rossi, viola, si confondono col verde dei boschi, uno spettacolo.

Fucsia Magellanica
Lupino selvatico
Lupino selvatico

Il Rio Simpson scorre abbastanza lento ma la valle stretta tra le montagne è una riserva naturale dove tra decine di cascate di acqua e torrenti impetuosi alberi di Cohiue maestosi dimostrano le loro centinaia di anni.

Cascata La Virgen
Cohiue nella Riserva Naturale Rio Simpson

Inizia la salita, dura e polverosa ma un vento teso alle spalle tre la fa sembrare lieve e piacevole, anche Coyhaique è raggiunta dopo 90 chilometri.

Da Villa Amengual a Villa Manihuales, meritato riposo

Le stufe a legna del hostel hanno asciugato tutti i vestiti zuppi, si può ripartire! Le cime delle montagne sono coperte di neve ma la loro visione promette che forse oggi non pioverà.

La strada oggi è piacevolissima, lunghi rettilinei tra la campagna patagonica, niente salite importanti e pochi chilometri da percorrere.

Insieme a Marco e Alberto arriviamo presto a Villa Manihuales, piccolo paese di campagna fatto di casette di legno e lamiere.

Si respira un aria tranquilla che ci permette di trascorrere un pomeriggio di relax in vista dei prossimi giorni più impegnativi.

Da Puyuhuapi a Villa Amegual, la baracca

La variabilità delle condizioni meteo qui in Patagonia sono impressionanti. Ad una giornata di sole cocente al ghiacciaio segue una nottata di pioggia incessante che finalmente si attenua durante la abbondante colazione al Los Manos Hostel.

I primi 40 chilometri di oggi sono facili, pianura, lungo il fiordo di mare che entra dal Pacifico, tanta umidità, condizione fondamentale per la crescita della nalca una pianta usata anche come contenitore alimentare.

Si entra nel Parque Quelat dove una lunga salita di ripio con tornanti per 10 chilometri ti riversa verso la regione di Aysen.

Inizia la pioggia e con essa il freddo polare. La seguente discesa verso la vallata entrerà negli annali ciclistici del sottoscritto; acqua gelata sotto forma di piccole sfere ti colpiscono la faccia mentre le mani immerse nei guanti zuppi stanno perdendo il contatto sensoriale con le dita. Diventa quasi difficile tirare i freni per cercare di limitare il più possibile la velocità e quindi l’aria fredda. Sto cercando un posto per ripararmi, per cercare di mangiare qualcosa per riprendermi dal freddo.

Improvvisamente a metà discesa vedo sul lato della strada una piccola baracca di lamiera, misure 1 metro x 1 metro; è un miraggio, mi infilo dentro insieme al muso della bici per aprire in luogo asciutto la borsa col cibo. Mano a mano che il calore corporeo aumenta penso a quanto sia importante in certi momenti trovare anche un piccolo semplice riparo che ti permetta di “sopravvivere”.

L’apertura della busta di fette di prosciutto cotto cileno emana un odore di “maialino” che rivolterebbe lo stomaco più forte ma la fame e il freddo sono tali che sembra di mangiare il migliore San Daniele.

Si prosegue sotto la pioggia incessante incontrando altri due ciclisti italiani di Alba, Alberto e Marco, che subiscono le stesse condizioni ambientali e corporali. Decidiamo di proseguire insieme e una volta arrivati a Villa Amengual, secondo miraggio, troviamo la Casona del Bosque una calda baita in legno dove Victor e Anita ci preparano una buonissima cena con cordero patagonico (agnello alla brace) abbinato a un paio di bottiglie di cabernet cileno. Notte!

Il Ventisquero Colgante

Piero è partito presto stamattina, il meteo oggi è buono, da domani torna la pioggia, e così lui preferisce portarsi avanti con i chilometri; io invece ne approfitto della giornata di sole per una sosta e per fare trekking andando ad ammirare il Ventisquero Colgante; modi diversi di interpretare un viaggio in bici.

Sono nel Parco National Queulat e il ghiacciaio Ventisquero Colgante è l’attrazione principale; dopo una ventina di minuti di minibus da Puyuhuapi si arriva all’ingresso del parco dove una passerella sospesa sul torrente ti porta ai diversi percorsi.

Il primo sentiero va alla laguna dove una modica cifra di 7000 pesos (10€) ti permette di attraversarla con un gommone e vedere da vicino il ghiacciaio. E’ spaventoso vedere foto di anni fa dove il ghiacciaio arrivava a metà laguna ritirandosi in 40 anni di ben 8 km.! In questi luoghi si percepisce davvero il disastro che l’ambiente subisce col cambiamento climatico e ammirando la potenza della natura pensi alle nuove generazioni che forse non avranno più modo di ammirare tali scenari.

Il secondo sentiero, abbastanza impegnativo nella foresta tra piante secolari ricoperte da muschi e licheni, ti conduce in salita dopo tre chilometri al mirador da dove si vede il ghiacciaio e le diverse cascate. La salita nella foresta ti fa sudare ma lo spettacolo che ti appare davanti merita la fatica del percorso.

Il Ventisquero Colgante è lì davanti con tonnellate di acqua che cadono da diverse sorgenti colorando la laguna di un grigio verde azzurro incredibile. Il sole picchia e penso a Piero che starà ancora pedelando perdendosi forse uno spettacolo unico della natura.

Da Villa S.Lucia a Puyuhuapi, tanti incontri

La Carretera Austral è molto pedalata da ciclisti di tutto il mondo, in direzione sud verso Coyaque o verso nord a Puerto Montt; modi di viaggiare diversi, dal cicloturista con esperienze di viaggio in ogni parte del globo, a quello totalmente principiante, da quello che ha giorni contati per arrivare a destinazione, a quello che ha deciso di prendersi tempi senza limiti, ma tutti con lo stesso volere, che il viaggio diventi un accrescimento personale.

Rio Frio

L’orologio segna le 6, è tempo di smontare la tenda e partire. Giorgio e Sara dormono ancora; ci siamo conosciuti ieri sera al camping, sono in viaggio verso nord destinazione Perù ma hanno cinque mesi di tempo e non c’è bisogno di vedere una nebbiosa mattina patagonica.

Mancizo Nevado

Percorro una Carretera quasi da solo, domenica mattina poche auto e camion; costeggio il Rio Frio, la strada è un continuo sali e scendi (mangia e bevi in gergo ciclistico) e mano a mano che le brume del mattino si diradano si inizia a vedere lo spettacolo delle montagne illuminate da un sole caldo.

Rio Palena con lo sfondo del Monte Melimoy

Dopo il ponte Senador Gonzales che attraversa il Rio Palena incontro Roberto di Empoli che sta scambiando impressioni del viaggio con John e Sue coppia inglese con due biciclette anteguerra e abbigliamento civile (scarpe di cuoio con i lacci lui, e maglione fatto ai ferri lei).

Arrivato a La Junta dopo 70 chilometri decido di mangiare qualcosa e il panino barro locu è accompagnato ai racconti di Roberto che nel frattempo mi ha raggiunto. Tra un boccone e storie di viaggi sbuca un’altra bici; è Piero piemontese con alle spalle migliaia di chilometri e viaggi in bici incredibili in ogni parte del mondo. Si riparte, Roberto destinazione lago per divertirsi col kayak gonfiabile che porta dietro alla bici, io e Piero decidiamo di arrivare a Puyuhuapi facendo in modo che i prossimi 45 km. passino in fretta tra una chiacchera e un’altra.

Domani primo giorno di sosta, il meteo prevede sole, una giornata da dedicare al trekking per vedere il Ventisquero Colgante.

Il mare a Puyuhuapi

Da Futaleufù a Villa Sta.Lucia, arriva la mitica Carretera Austral

Pizza è sicuramente la parola italiana più diffusa al mondo e anche il suo risultato gastronomico è assolutamente globale; quella di “Da Fabio” a Futaleufù si chiama Classica ma di classico c’è sola la pesantezza di stomaco finale mitigata da un paio di birrozze artigianali che fanno passare comunque una nottata tranquilla al Hospedaje Gabriela versione patagonica dei lodge indiani.

Oggi la strada sarà di circa 80 km. di ripio che inizialmente è quasi inguidabile per la dimensione delle pietre; poi raggiunto il Lago Lonconau fortunatamente le pietre dimunuiscono a favore della terra battuta. Il paesaggio è molto verde, un saliscendi continuo tra boschi e fattorie cilene.

Si costeggia il Rio Futaleufù un fiume che a tratti scorre calmo e in altri manifesta tutta la sua potenza delle correnti. Alcune soste per rigenerarsi e fare delle foto ammirando la bellezza dei panorami.

A Puerto Ramirez si svolta a destra verso Chaitén e dopo alcuni chilometri si costeggia il Lago Yelcho altra meraviglia; arriva il sole e subito fa caldo, si asciugano le ossa dalla tanta pioggia dei giorni scorsi.

Ancora qualche decina di chilometri per arrivare a Villa Santa Lucia ma la mappa mi dice che la pedalata odierna non finirà facilmente; 2 km.di salita al 18% che rimarranno sicuramente nei miei ricordi ciclistici!

E’ fatta, il cartello che indica l’incrocio con la Carretera Austral è davanti a me. Da domani si pedalerà su questa via per molti dei prossimi giorni.

Non resta che piantare la tenda (Villa S.Lucia è praticamente un incrocio con quattro casette) e cucinare dei buonissimi longanizas, speriamo!

Da Trevelin a Futuleufù, si arriva in Cile

Le birre erano molto buone, vista la dormita tranquilla, e sulla strada mi fermo a salutare il mio amico birraio orvietargentino che sta infustando nella sua cervezeria. Oggi si attraversa per la prima volta il confine col Cile. La strada non è molta, meno di 60 km. e neanche con tanta salita ma in compenso lo stato del ripio e raffiche di vento in faccia fanno si che diventa faticosissimo pedalare. Dopo una ventina di chilometri vedo un insegna sulla strada che pubblicizza una azienda viticola.

Mi fermo e chiacchiero un po’ con Sergio, il produttore di Vinas Nant y Fall una delle cantine più a sud del mondo!Un bicchiere di pinot nero e di nuovo in sella. Il ripio a tratti è terribile, grosse pietre miste a buche e cumuli di ghiaia che insieme alle raffiche di vento mettono alla prova le tue gambe e l’equilibrio; la bici in queste condizioni diventa pesantissima e inguidabile al punto di cadere un paio volte senza grossi danni.

Si attraversa il Rio Futaleufú dove la corrente dell’acqua è contrastata dal vento contrario oltrepassando così il confine argentino/cileno.

Da Cholila a Trevelin, inizia il ripio

La lamiera zincata che copre il tetto della Cabanas ha amplificato tutta la notta il rumore della pioggia quasi fosse un tifone. La mattina è fredda -1 e piovosa, ma nonostante Juan, il padrone della cabanas, mi dice che sono loco (matto) bisogna proseguire. Appena si lascia Cholila la strada diventa ripio, uno sterrato dove le buche e i dossi provocati dal passaggio delle ruote fanno presagire grossi problemi agli ammortizzatori delle auto e alle mie natiche.

Il ripio lungo il Lago Rivadia

Ma il paesaggio, a differenza di ieri, è bello e dopo una sosta alla piccola dispensa di Villa Lago Rivadia dove un cane solo (me) può acquistare un pò di pane e di queso per il viaggio.

Si entra nel Parque National Los Alerces e lì mi accorgo finalmente di essere in Patagonia!

Lago Futulafquen

Migliaia di ettari di foreste che circoscrivono laghi enormi dalle acque cristalline mosse da un vento incessante, uno spettacolo.

Lungo la strada 1
Lungo la strada 2

Il ripio è tosto da pedalare ma mitigato dalla vista; mi fermo per assaggiare il queso del cane davanti allo scorrere del Rio Arrayanes e penso alla bellezza del posto magari in una giornata di sole pieno.

Rio Arrayanes

Trevelin arriva dopo 112 km., un paesotto tranquillo tra le montagne dove il vento la fa da padrone. Una birra alla cervezeria artisanal per riprendermi dalle fatiche e come sempre si conferma quanto piccolo sia il mondo trovando il mastro birraio di origini orvietane con molte conoscenze in comune; tante chiacchiere e tanta birra, ma a letto presto, domani il programma mette “giornata rossa”, una delle più pesanti dell’ intero viaggio.

Da El Bolson a Cholila, solo pioggia.

La mia app Windy me lo aveva detto che a El Bolson arrivava la pioggia e il tintinnio delle gocce sul tendone del dormitorio del Earthpatagonia Eco ha fatto da sottofondo al mio sonno leggero. Le cime delle montagne intorno a El Bolson si sono innevate durante la notte e la temperatura mattutina appena sopra lo zero non è certo la più gradita per pedalare; ma bisogna partire e munito di coperture idonee e tanta passione rimbocco la Ruta 40 direzione sud. La pioggia col passare dei chilometri piano piano arriva fino alla punta di ogni estremità e il vento gelido ci mette il resto.

In queste condizioni il viaggio assume un’altra dimensione, non si vedono più i paesaggi perché coperti da nuvole grigie basse, si guarda solo la strada viscida che col passare delle auto e dei camion diventa pericolosa, ci si concentra solo sul fisico. Quella che doveva essere una tappa piacevole si trasforma così in un percorso faticoso e anche se le gambe girano la mente tende a frenarle.

Ogni tanto una leggera schiarita ma solo premonitrice della prossima pioggia intensa. E’ freddo, molto freddo, non basta il panino col queso ahumado di Epuyen o il caldo tè del Butch Cassidy bar prima di Cholila (il bandito viveva da queste parti) per farti star meglio. Solo la doccia calda dell’ ostello Los Tres Pikos mi rigenera guardando la fredda Patagonia fuori della finestra.

La prima da Bariloche a El Bolson

La mattina è fredda saranno 5, 6 gradi e nuvoloni neri spazzati dal vento patagonico corrono in cielo presagendo una giornata di pioggia. La bici è carichissima più della prova italiana e la prima rampa per uscire da Bariloche mi fa capire subito che bisogna dosare bene le forze per arrivare. La strada che esce dalla città attraversa periferie spoglie dove carcasse di vecchie auto e cani randagi fanno da sfondo a casette povere. Ma dopo alcuni chilometri il paesaggio cambia, si costeggia il Lago Gutierrez, una meraviglia!

Lago Gutierrez

La strada è un continuo saliscendi che attraversa il Parque Nacional Nahuel Huapi per costeggiare il Lago Mascardi e il Lago Guillelmo. Una lunga salita di 12 km mi impegna, fortunatamente il vento è quasi sempre a favore ma una volta arrivato al valico una discesa di 14 km. nella valle freddissima fino a Rio Villegas mi gela il sudore addosso.

Lago Mascardi

La strada sale di nuovo, la seconda salita impegnativa del giorno, fino a El Foyel dove mi fermo per un “sandwich milanesa” cucinato apposta per me dalla signora del ristorante del valico. Le mie origine lombarde vista la fame passano in secondo piano!

Sandwich Milanesa

Di nuovo giù in discesa e poi di nuovo in salita costeggiando la Rio Foiel Valley. Il sole fa capolino scaldando subito l’aria ma il vento è fortissimo e anche in discesa bisogna pedalare cercando di rimanere in piedi quando arrivano le raffiche. El Bolson è ragginto dopo 127 chilometri e il clima un pò flicchettone che si respira al Earthpatagonia Eco dove passerò la notte usufruendo della cucina e delle chiacchere di viaggiatori provenienti da tutto il mondo mi farà riprendere dalla stanchezza.

La lobby del Earthpatagonia Eco