La mia app Windy me lo aveva detto che a El Bolson arrivava la pioggia e il tintinnio delle gocce sul tendone del dormitorio del Earthpatagonia Eco ha fatto da sottofondo al mio sonno leggero. Le cime delle montagne intorno a El Bolson si sono innevate durante la notte e la temperatura mattutina appena sopra lo zero non è certo la più gradita per pedalare; ma bisogna partire e munito di coperture idonee e tanta passione rimbocco la Ruta 40 direzione sud. La pioggia col passare dei chilometri piano piano arriva fino alla punta di ogni estremità e il vento gelido ci mette il resto.

In queste condizioni il viaggio assume un’altra dimensione, non si vedono più i paesaggi perché coperti da nuvole grigie basse, si guarda solo la strada viscida che col passare delle auto e dei camion diventa pericolosa, ci si concentra solo sul fisico. Quella che doveva essere una tappa piacevole si trasforma così in un percorso faticoso e anche se le gambe girano la mente tende a frenarle.

Ogni tanto una leggera schiarita ma solo premonitrice della prossima pioggia intensa. E’ freddo, molto freddo, non basta il panino col queso ahumado di Epuyen o il caldo tè del Butch Cassidy bar prima di Cholila (il bandito viveva da queste parti) per farti star meglio. Solo la doccia calda dell’ ostello Los Tres Pikos mi rigenera guardando la fredda Patagonia fuori della finestra.
