Avevo letto su alcuni siti che da Coyhaique iniziava il vero viaggio, vero. La Carretera Austral prosegue verso sud ed è impressionante la mole di lavori stradali che il governo cileno ha messo in cantiere per migliorare la viabilità. Allargamento di carreggiata, rifacimento di fondi stradali, camion, ruspe, escavatori e tanti operai dalle tute colorate e dai fazzoletti in faccia a riparo del vento.

La strada sale dolcemente ma il vento forte mi spinge da dietro facendomi sembrare un ciclista professionista; la coda di auto e camion è ferma ma in fondo un fumo nero fa presagire qualcosa di strano. Decine di operaie stradali stanno manifestando, forse per il salario e per farsi notare hanno dato fuoco a diversi copertoni bloccando la strada col fuoco. Il Carabineros mi strizza l’occhio, la bici passa sempre e così proseguo il mio viaggio.

Il vento gira, adesso è di traverso, la strada inizia a salire si vedono in distanze le cime bianche delle montagne, il Rio Ibanez scorre lento a fianco. Un panino con queso al sole sotto il ponte al riparo dal vento rilassa la pedalata prima delle prossime salite.

Il vento adesso è in faccia forte e teso; la salita aumenta e le raffiche a momenti ti fermano quasi completamente; capisco cosa è il vento patagonico! Raggiungo Charlie ragazzo francese con bici, bagaglio e chitarra sulle spalle e con lui tra un parola e un silenzio per prendere fiato arriviamo in cima il punto più alto di tutta la carretera (+1060).

Finalmente inizia la discesa anche se a punti il vento te la fa sembrare lieve salita. Villa Cerro Castillo è lì sotto nella verde pianura ma al terzo tornante è la vista del Cerro Castillo che ti prende. Una montagna aspra, nera, con guglie che svettano in un cielo azzurro sopra ad un ghiacciaio perenne, uno spettacolo!

La pedalata si fa facile, lascio scorrere le ruote verso il basso guardando il panorama e pensando al centinaio di chilometri di domani sul ripio.